L’Optical Art nella moda: storia di uno stile senza tempo

L’Optical Art nasce negli anni ’60 e diventa presto un vero e proprio fenomeno cult, capace di influenzare in maniera importante anche gli anni ’90 e riacquistare una dilagante popolarità nell’era digitale.

Ma cos’è l’optical o Op art?

Precisamente si tratta di uno stile che ha come protagonisti gli effetti ottici ottenuti grazie ad un’attenta ricerca dell’uso delle cromature e degli accostamenti geometrici.

Tra i pionieri di quest’arte  possiamo annoverare Victor Vasarely, Jesus Rafael Soto, Bridget Riley.

L’op art, in realtà, non conosce fine e continua a sperimentare e ad evolversi  anche con le moderne grafiche computerizzate.

In tutti questi anni lo scopo però è sempre rimasto lo stesso, cioè stupire lo spettatore giocando con le sue capacità cognitive ed eliminando la relazione piattezza/profondità e immobilità/mobilità.

Un fenomeno dilagante ed inarrestabile insomma che ha interessato più settori e che non poteva non influenzare anche la moda e quindi l’abbigliamento.

In particolare l’optical  interessa  la moda casual, cioè lo stile che è l’incontro tra abbigliamento di tutti i giorni ed abbigliamento sportivo, una tendenza che nasce proprio in tempi piuttosto recente, quando cresce l’importanza del tempo libero da destinare allo svago, agli hobby ed alla vacanza.

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Ma partiamo dal principio! Negli anni ’60 tutto ebbe inizio con la linea trapezio, presentata nel 1958 dal giovane Yves Saint Laurent, ancora responsabile artistico della casa Dior: vestiti a forma di sacco che ignoravano il punto vita o cappotti stretti in alto e svasati verso il basso, spesso lunghi fino al ginocchio.

Nulla a che vedere con l’eleganza tradizionale o tipica aristocratica, ma in fondo lo scopo era proprio questo, una autentica rivoluzione dei canoni che fino ad allora avevano dominato.

I nuovi capi dovevano innanzitutto essere giovanili, informali, poco convenzionali, divertenti e irrispettosi. L’età reale di chi li indossava non aveva alcuna importanza, quello che contava era lo spirito!

Negli anni ’70 ci fu il vero boom dell’Optical nella moda! Vestiti e accessori con le più disparate fantasie ispirate all’op art erano ovunque, un must di cui non si poteva fare a meno.

Ai giorni nostri possiamo affermare tranquillamente che si assiste ad un revival di quella moda e per rendersene conto basta entrare in un negozio di articoli sportivi: quanta Optical troviamo? Troppa!  Leggings, magliette in tessuto tecnico, scarpe, ogni oggetto ha un qualcosa, un elemento frutto delle sperimentazioni dell’ Optical Art.

Per quanto ci riguarda… Noi adoriamo l’Optical Art e per realizzare questo colorato vestito estivo ci siamo ispirate proprio alla moda degli anni ’60!

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Il modello è svasato, in cotone, con scollo quadrato a bretelle larghe. Cerniera davanti? Perché no! Un tocco di originalità per dare un aspetto più moderno al capo ci sta tutto!

Naturalmente il vestito non poteva che essere rosa, una tonalità che ci piace tantissimo, in tutte le sue declinazioni. Il risultato a noi è piaciuto davvero molto! Un vestito fresco, da usare soprattutto durante il giorno, magari per un cocktail o una bella passeggiata.

E voi cosa ne pensate dell’Optical Art?

 

Camicia: da sottoveste a grande classico

Chi aprendo un armadio non si ritrova almeno una camicia?

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Da sempre è alla base dell’abbigliamento maschile e femminile ed è il capo che è stato maggiormente influenzato dal periodo storico che l’ha utilizzato, trasformandosi nel tempo da simbolo aristocratico a simbolo icona dell’uomo moderno.

Apparve a Roma nei primi anni del III secolo d.C. con il nome di tunica interior. In lino o in cotone naturali, priva di collo e di polsini, venne in una prima fase utilizzata come sottoveste ed era formata da due teli di tessuto triangolari cuciti tra loro lateralmente e sulle spalle.

La camicia si evolve poi nell’anno Mille, quando l’influenza persiana delle Crociate portò migliorie nella lavorazione e la nascita della prima forma di camis, un capo che possedeva le maniche tagliate separatamente e lo scollo tondo aperto fino al petto.

Nel Rinascimento questo capo inizia ad assumere maggiore visibilità, sia per via del tessuto, che divenne di una qualità migliore, sia per la forma, più moderna, con colletti alti e rigidi o piccole arricciature orlate di pizzo.

La ricercatezza rinascimentale si smorza con i toni seicenteschi: i grandi colli a ruota iniziano a sgonfiarsi, pur rimanendo ampi e ricchi di intagli e ricami, ma diventa sicuramente più facile da indossare.

Insomma dal 1300 in poi, in Italia e in Europa, si diffondono diversi tipi di camicia e le mode ne condizionano le fogge.

Nel 1500, per esempio, si fanno largo dettagli articolati come colli plissettati e gorgiere; in epoca barocca pizzi e jabot con materie preziose come la seta o la mussola di cotone.

Ma l’ingresso ufficiale della camicia nella storia si deve ad un fatto piuttosto scandaloso. Nel 1773, la pittrice e famosa ritrattista francese Madame Vigée-Lebrun dipinge la regina di Francia Maria Antonietta con un abito di mussola, cappello e un fiore in mano. Insomma una regina “in chemise” che, per l’epoca, fu come ritrarre un’imperatrice nuda.

La vera e propria svolta del capo è testimoniata dalla Rivoluzione Francese. In questi anni l’attenzione inizia a spostarsi dalla corte alla piazza e dall’abito per pochi all’abito del popolo. Sotto al gilet rigato, i Sanculotti delle barricate parigine sfoggiano camicie in cotone grezzo, ampie, con aperture profonde sul petto e colletto a listello.

Certo è che a determinare il mito dell’eleganza della camicia contribuirono gli intellettuali borghesi del XIX secolo come Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio, Marcel Proust e Lord Brummel, che per primo coniò il termine dandy, sinonimo di realizzazione estetica della vita elegante e viaggiatore del mondo.  Questa era rigorosamente in fine batista bianca, più lunga dietro, con spacchi laterali, maniche lunghe, collo e polsini rigidi e staccabili, si arricchì dello sprone, una striscia di tessuto da spalla a spalla che aiutava a mantenere la stabilità delle maniche.

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All’inizio del 1900, si deve a Coco Chanel l’intuizione di sostituire i corsetti femminili con le camicie bianche maschili: è una liberazione del costume che coincide con il principio dell’emancipazione delle donne.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, è Christian Dior invece a proporre la camicia bianca in una versione lussuosa d’organza abbinata a gonne a ruota, look che diventa subito il preferito da Hollywood e dalle sue star che lo trasformano definitivamente in un classico. Grace Kelly, Jackie Kennedy, Audrey Hepburn: dive, celebrità e membri del jet-set non mancano di essere ritratti in una perfetta e immacolata camicia bianca.

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Emblema perfetto dell’eleganza, la camicia è oggi uno dei simboli del guardaroba universale di uomini e donne. Tutti i marchi la propongono: dalle versioni d’autore come quelle di Prada, Dolce&Gabbana e Dior a quelle più economiche di Zara, H&M e Mango.

Così, dall’haute couture al prêt-à-porter, si è trasformata in un grande classico. Con l’avvento dell’epoca moderna, la donna attinge al repertorio maschile con disinvoltura, talvolta con provocazione. Le forme e le tipologie di camicia si scambiano, fino a farne un capo unisex.

La nostra camicia con le scarpe, realizzata da Marta (dal cartamodello alla confezionamento finale)